RACCONTI E CANTI DI BOSCO MARENGO

Ampio file di racconti e poesie su Bosco, la sua gente, la sua campagna e altro ancora.

Chiunque sia interessato a pubblicare i suoi racconti e le sue poesie può farsi avanti ed è il benvenuto.

Purché parlino di Bosco della sua terra della sua gente e della sua storia.

per informazioni contattare    mailto:piogallina@boscomarengo.org   +39.339.3836034

 

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INDICE

A spasso per i prati..................................Pio Gallina

Avventura sulla Bussolana........................Pio Gallina

Bosco dai verdi prati................................Pio Gallina

Castelli in aria.......................................Giulia Gallina

Gli angeli piangono...............................Giulia Gallina

La casa rossa..........................................Pio Gallina

La mia campagna.................................Giulia Gallina

Morire a Bosco.......................................Pio Gallina

O Bosco.................................padre Enrico La Cordaire

Passeggiando per i prati di Bosco.................Pio Gallina

Poesie di Giovanni Martini...................Giovanni Martini

Poesia di Luisella Carretta....................Luisella Carretta

Trinità dei prati..............................................Pio Gallina

Valgelata.......................................................Pio Gallina

Vecchio Bosco..............................................Pio Gallina

Vivere in Valgelata.........................................Pio Gallina

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LA CASA ROSSA

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La casa rossa “ ra cà rusa “ si trovava sulla vecchia Bussolana, dietro il mulino dove la strada che è il lungo roggia, fa la prima curva a destra. Abbattuta negli anni sessanta ne rimane solo il ricordo in chi l'ha vista e qualche fotografia come questa da cui Giorgio Fonfone ne ha ricavato il suo bel quadro. Era una casa cantoniera dove abitavano due famiglie di addetti alla manutenzione della roggia. Un’altra casa cantoniere si trovava due chilometri più avanti si chiamava e tutt’ora si chiama “ ir casinòt dra Bisia ci abitarono i miei nonni materni e vi nacquero tutti e quattro i loro figli. Questa casetta è il ricordo più bello dei nostri giochi sulla Bussolana che ci ha visti protagonisti, i miei amici ed io, durante le calde giornate d’estate.

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AVVENTURA SULLA BUSSOLANA

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 Così parla il prof. Pier Luigi Bruzzone, nel secondo volume della storia di Bosco: “ via Bussolana … Si dirama dalla strada da Lemme e tende fra mezzo immense praterie fino alla via Emilia…”

La Bussolana parte dalla strada che va a cascina Vecchia o da Lemme, sulla riva sinistra della roggia vicino all’incastrone della regione Fracchia e si allunga per più di tre chilometri in mezzo ai prati, parallela alla roggia dalla quale dista un centinaio di metri. Era per antonomasia la strada dei prati. Tre chilometri di prati che partivano dal mulino e arrivavano fino all’incrocio con il rio Cervino e come larghezza, i prati si allargavano dalla roggia fino quasi alla cascina Vecchia.  In pratica, per quella strada, tutti i contadini di Bosco avevano un pezzo di prato.

Era bello vedere l’andirivieni di carri tirati da ciondolanti coppie di buoi o mucche, prima vuoti poi carichi di foraggi che al loro passaggio accarezzavano i cespugli ai lati della strada perdendo un po’ del loro carico. Questi restando dove cadeva trasformava la strada in un soffice tappeto di fieno. 

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Oltre ai prati allora c’erano moltissime piante. Piantagioni di pioppeti su entrambi i lati e altri pioppi sui rivi dei fossi e sul lungo roggia, poi querce,

gelsi, salici, ciliegi, qualche noce e mi ricordo perfino un bosso, allora,

di una ventina di centimetri di diametro.

Era, per noi, la strada delle praterie del west.

Pochi bambini hanno avuto, nel corso della loro infanzia, la fortuna di

avere a disposizione degli ambienti cosi pieni di prati e piante, rogge e

fossi quasi sempre pieni d’acqua, com’era allora, quando eravamo piccoli. Oggi reputo che quello era un ambiente invidiabile per chiunque e fu la

nostra fortuna e la fortuna dei nostri giochi. Nemmeno un parco cittadino,

per ben tenuto che fosse poteva dare la voglia di viverlo come a noi lo

davano i prati della Bussolana.

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Quante volte l’abbiamo fatta, quella strada, giocando e correndo all’ombra dei pioppi, prendendo sole e aria buona in mezzo a tutto quel verde.

Sparire dal paese, con i nostri bastoni che erano poi immaginari fucili, con la bandiera in testa e avanti il più lontano possibile dal paese, poche centinaia di metri e poi non vedevi più l’abitato. Solo negli anni sessanta hanno costruito la torre dell’acquedotto che si vedeva spuntare tra gli alberi. Quella, però, era un’altra epoca.

Corrersi dietro, spararsi con i nostri immaginari fucili, prender le rincorse e saltare i fossi pieni d’acqua, nascondersi in mezzo agli alberi fitti fitti della roggia o delle piantagioni di pioppeti, era il gioco spensierato di una ventina di bambini che più di così non potevano chiedere per soddisfarlo.

Immersi in quel verde per noi non esisteva più il mondo civile. Eravamo con la fantasia nel gran west di Buffalo Bill o in mezzo alle piante, nella giungla di Chiomadoro, gli eroi dell’Intrepido. La lettura di quel fumetto, soprattutto i racconti di Buffalo Bill, aveva acceso in noi l’idea di farci un fortino con travetti di legno, come il forte Carson delle giacche azzurre negli episodi di Buffalo Bill.

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VALGELATA

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Sotto il muraglione di Bosco

da data immemorata

c’e’ un pezzo di paese

che si chiama Valgelata.  

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con Piero che che, Carlino e Miguèl

qui ci sono nato e qui ho vissuto

con loro ho giocato spensierato

mi son divertito e son cresciuto.

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Quel pezzo di paese era bello

ci vivevamo felici e appagati

correndo per le sue strade come dei matti

fino a quando ce ne siamo andati.

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Eravamo in tanti allora

facevamo una squadra consistente

giocavamo a guardie e ladri con fare allegro

preoccupando i genitori e anche la gente.

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Giocando tra gli ippocastani

per quella strada sotto il muraglione

correvamo come dei forsennati

gridando dietro un pallone.

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Poi alla fonte del pozzo della piazzetta

quando assetati finalmente ci fermavamo

pompando a mano tiravamo su l’acqua

e bevendo con avidità ci dissetavamo.

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La ricordo quella casa rotta

era il nostro immaginario fortino

ci ritrovavamo tutti insieme dopo scuola

a giocare vicino alla casa di Carlino.

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E durante le calde notti estive,

al chiarore della luna piena e parlando di cose vane

seduto con gli amici sul muraglione

ascoltavamo il gracidare delle rane.

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Lo ricordo quel vecchio ma grandioso mulino

che allora andava tutto il giorno  

andavamo anche noi con allegria

a fare il bagno alla lavera, ma poi vi giravamo intorno

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e dietro il mulino un bel lago

e una cascata d’acqua fragorosa

che riempiva il laghetto e le rogge  

per noi era molto famosa

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Erano per noi avventurosi fiumi

quelle rogge nelle verde  campagna

pescavamo pesci, rane e gamberetti

ci tuffavamo nell’acqua, era una vera cuccagna.

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Andavano ad irrigare la verde campagna 

piena di pioppeti, rogge, fossi e prati

che erano il confine dei nostri sogni

non saranno mai dimenticati.

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Anche se allora eravamo povera gente

vivevamo in un ambiente pulito e ben curato

con l’opera faticosa dei nostri  contadini

oggi purtroppo tutto è trascurato.

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Sotto il muraglione di Bosco

dove giocavamo a pallone

non ci sono più gli ippocastani

 e quel pezzo di paese è un po’ dimenticato.

Ma la sua gente con  fede immutata

sospira per veder rinascere

“ la Valgelata “

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POESIE DI GIOVANNI MARTINI

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Case di terra

Case di terra

Nidi di lunghe sofferenze

Senza pane

Noi che moriamo

vi lasciamo i nostri pensieri

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Moltitudine di gelsi

moltitudine di gelsi

disseminati nella solitudine

quando parlerete al vento

di noi di voi

delle nostra amicizia perduta

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Dormi terra mia

buon notturno a te

terra della mia memoria

dormi terra mia

dormi la tua pace

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Tu, sole del mio meriggio

i campi di grano ondeggiano

cresce il fruscio delle spighe

monta la calura del giorno

e scoppi tu

sole del mio meriggio

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Fili d’erba

fili d’erba senza corolle

attingete alle rugiade del mattino

ed odorate le immense cavità

del cielo

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Il verde tenero

a primavera

il verde tenero

del grano nascente

dilaga nella distesa

e trema sotto la carezza

del vento marino 

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Raccontami pozzo

mi avvicino al pozzo

da tanti anni è li

mi sporgo

sulla verticale dell’acqua

mi specchio

l’aria è sombra e taciturna.

Raccontami pozzo, raccontami.

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Le stoppie deserte

Quando il grano

L’hanno tutto tagliato

E l’hanno portato via

Rimangono

Le stoppie deserte

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Le rondini

Anche quest’anno

Sono arrivate le rondini

Vi rivedo rondini

Nella mezzaluce del tramonto.

Avete ritrovato

il vostro nido

Sotto la gronda?

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Perché tu sei là

Ho camminato

Su stoppie abbandonate

E sotto soli cocenti.

Sperduta nel bosco

Ho visto una cappella votiva

O Signore.

Dentro pendeva dal soffitto

Una lampada accesa.

Ora ritorno

Al mio sentiero

Ti chiedo:

perché tu sei là

e fuggi dal mio cuore?

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Tutte le sere

Tutte le sere

Se spunta la luna

Io vedo una terra di sogno.

Tutte le sere

Nella campagna

Io sento un grande respiro

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TRINITA  DEI PRATI

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Trinità dei prati. Angolo perso di Bosco. Chiesetta tipica di campagna costruita attorno al 1300 e abbattuta nel 1812  per fare la strada che porta a Casalcermelli. Strano destino di questa chiesetta boschese già allora abbattuta e ricostruita vent’anni dopo. Nel 1965 venne riabbattuta perché bisognava allargare la strada. Ma non si poteva spostare la strada una decina di metri verso i prati e conservarla?  Da un bel quadro di Giorgio Fonfone è stata riprodotta da una vecchia fotografia dell’inizio ‘900 quando, come si nota, la strada non era ancora asfaltata. Più avanti una cinquantina di metri sulla sinistra oltre la roggia c’era il martinetto posto di produzione artigianale di attrezzi agricoli manuali e di ferratura del bestiame, bovini ed equini. Tale martinetto è stato dismesso dopo la prima guerra mondiale quando, a Bosco è arrivata la corrente elettrica motrice e i fabbri si sono spostati dentro il paese.

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BOSCO DAI VERDI PRATI

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Bosco dai verdi prati,

delle tue rogge e dei tuoi pioppeti

del tuo borgo e della tua gente,

la tua quiete mi ristora.

Qui tutto e’ pace e tranquillità. 

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Ammirando il tuo ambiente

nella calma, nella serenità

e nella quiete della sera,

ascolto i tuoi silenzi

e riconosco le voci della natura.

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Passeggiando per la Bussolana

guardo attentamente la tua campagna

la vedo spoglia e desolata

e ripensando al tempo andato

mi ricordo quant ’ erano verdi quei prati.

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Osservando le tue rogge e i tuoi fossi

ripenso ai padri dei miei amici

che tanto han dato per tenerli in ordine

ora li vedo in abbandono e pieni di erbacce

e mi ricordo le acque limpide che vi scorrevano. 

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Passeggiando lungo la tua Orba

vedo una desolazione che mi rattrista

e le sue sponde occupate con abuso

dall’avidita’ di chi per te passione non ha

e mi ricordo la bellezza dei suoi boschi e dei suoi fondoni.

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Passeggiando per i tuoi vicoli

tra case, chiese e piazze,

dal mulino e lungo il bastione,

osservo i segni del tempo andati

e mi amareggio per l'incuria e la tua decadenza.

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Passeggiando per le tue vie

saluto coloro che incontro

sono i figli della tua gente

volti simili alle  persone di un tempo

e mi ricordo di un passato mondo contadino.

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Bosco dai verdi prati

delle tue rogge e dei tuoi pioppeti

del tuo borgo e della tua gente

il tuo ricordo mi risveglia

e ho voglia di riscoprire le mie radici.

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Pio Gallina        ritorno all'indice 

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VECCHIO BOSCO

che desti in me la memoria

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Vecchio Bosco che desti in me la memoria

di quel passato irripetibile che vissi

e che vissero con tanta dedizione

i nostri padri e chi li precedette,

parliamo ancora di come eri allora

per rievocare con i miei ricordi

nei sentimenti dei  giovani d'oggi

com'era fatto il tuo incredibile passato.

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Chi ha vissuto quell'epoca unica

osservando la stanchezza di quella gente

e ripensando oggi a quel tempo andato

non potrà mai dimenticare quella vita trascorsa

tra casa e campagna, famiglia e società

fatiche e sudori e duro lavoro

che sono stati i soli ma sofferti obblighi

che della tua gente ne hanno oberato tutta la vita.

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E la mia giovinezza  per quello ne fu segnata

tanto che presi la mia posizione politica

ma non solo quella ne fu ispirata

lo fu sopratutto il mio modo di essere

che si formò nella passione verso la natura

l'ammirazione per il duro lavoro nei campi

splendore e ricordo di quel mondo contadino

che oggi più che mai mi ritorna in mente.

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La verde campagna di prati e pioppeti

percorsa da rogge da fossi e da strade

piena di cascinale e poderi

che si allarga dal vecchio mulino

alle rive dell'Orba allora selvosa,

fino alla diga di Bosco a Fresonara

era il mondo agreste di padri e di nonni

che han speso la vita operosa per te.

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VIVERE IN VALGELATA

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Quando veniva la sera, le nostre mamme avevano l’abitudine di mettersi sul portone di casa o sull’angolo della strada più strategico e facevano la chiamata dei loro figli. Chiamavano i loro figli con una voce acuta e prolungata che arrivava lontano e anche se non si capiva il nome, riconoscevamo, dal timbro della voce, la nostra madre.

Nene, sul portoncino di casa, chiamava Pierluigi

Gina sulla strada, chiamava Carlino

Natalina, venendo verso noi in via Manlio, chiamava Piero

Giorgio, papà di Beppe, era l’unico che chiamava suo figlio con un fischio.

Mia madre, dal fondo della via Circonvallazione,  mi chiamava a ripetizione.  E nella quiete della sera, tra il garrire delle rondini, che volavano basse sui cortili della Valgelata, si sentivano le voci di quelle madri che chiamavano i loro figli.

È questo uno dei ricordi più cari e simpatici che ho.

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Erano quelle giornate di giugno, caldissime di giorno e fresche la sera. L’ambiente di Bosco,  che non era disturbato dal rombo dei motori, delle auto o delle moto, offriva dei silenzi a dir poco straordinari. Credo che ciò sia per qualsiasi altro ambiente dove l’uomo non ci faccia lo sconsiderato, ma oggi di luoghi così non ne conosco.A Bosco, era tutto una magica fusione di suoni della natura e voci umane. I mezzi motorizzati che turbavano la quiete incomparabile del paese erano solo quelli del dottore o dei carabinieri.  Trattori quasi nulla, tante biciclette e la stragrande maggioranza dei Boschesi andava a piedi. Alla sera quando si andava a spasso per il paese, quel salutare silenzio dominava su tutto. Si sentiva da una parte il parlare sommesso delle donne che si ritrovavano per la chiacchierata. Da qualche stalla si sentiva il vociare di un contadino che si attardava a governare il suo bestiame e, strano a dirsi oggi ma allora era normale, spesso parlava con esso come se fossero persone. La luce debole dell’illuminazione stradale creava un ambiente, emozionante, da presepio. L’ambiente naturale ci regalava il suo coro di suoni agresti come il gracidar delle rane e il vibrar dei grilli, il tutto immerso in una moltitudine di lucciole che volavano sotto il muraglione e una Luna piena che spandeva il suo chiarore d’argento su tutto.

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Anche noi, madidi di sudore e stanchi dei giochi, sentivamo la necessità di un attimo di tregua e un po’ di riposo.Ci portavamo sul muraglione davanti al mulino, a ridosso di un muro, c’era una panca di granito che esiste ancora. Seduti uno accanto all’altro, ancora con un po’ d’affanno, senza parlare ci calmavamo del tutto. Guardavamo la Luna piena nel suo splendore. Osservare l’astro della notte nella fase di Luna piena, per noi della Valgelata è sempre stato un’attrazione fantastica. Quando veniva proposto quasi mai ci rifiutavamo o proponevamo qualcos’altro. A me scatenava la fantasia e credo, pure agli altri, tanto era il silenzio nell’ammirarla.

Poche parole  uscivano dalle nostre bocche e la nostra fantasia, in fase di totale quiete, rimaneva rapita da quella visione.

" Che che che bella.  "  Balbettava Piero e non più di tanto.

" Mm mm mm. " Tentava di rispondere Paolo ma balbuzie e mancanza di fantasia gli impedivano di dire di più

" Lè bella grande. "  Diceva Carlino raggiungendo il culmine del suo fervore poetico.

"  Ci manca l’urlo del coyote. " Diceva Miguel che con il volo dei suoi pensieri era già arrivato nel nuovo Messico.

"  Fa perfino ombra.  " Dicevo io osservando dietro di me sul muro, la nostra ombra seppur labile.

"  Chissà se lassù c’è qualcuno. "  Disse finalmente Paolo

" Bestia!  Ma sulla Luna non c’e nessuno. "  Rispose Carlino.

" Ma su Marte si "   Intervanni.

"  E tu sei andato a vedere. "  Mi rispose Piero.

" Un giorno mi piacerebbe andare a fare un viaggio su Marte. " Ribattei cominciando ad andare più lontano di tutti con la fantasia. 

Così erano i nostri dialoghi di fronte alla Luna piena in quelle fresche serate estive.  Un parlare innocente di cose vane.

Davanti a noi la sagoma del mulino ci era amica. Dietro, le grosse acacie della roggia, completamente al buio, sembravano ombre. Si sentiva il rombo della cascata, e un coro unico di grilli e di rane riempiva quell’ambiente agreste, facendo compagnia al sonno stanco dei contadini e a noi donava una serenata fantastica che sarebbe rimasta sempre profonda nella nostra memoria.

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IL MULINO DEL SILENZIO

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 Una stanza vuota

Dai corpi del nutrimento

Solo macchine

Condannate al silenzio 

Le mani sfioravano

La materia in trasformazione

Allora nulla era fermo 

Ma il silenzio non è vuoto

È solo un passaggio

L’attesa di altro

Di un possibile cambiamento 

Oggi

Corpi come tracce trasparenti

Come pelli strappate

Dagli uomini che impregnavano

Grano e farina

Ritrovano

Memoria e forma

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Luisella Carretta              ritorno all'indice 

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O BOSCO

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O Bosco,

verrà il tempo in cui

non riposeremo più sotto i tuoi chiostri,

non ci inginocchieremo più

nella tua devota chiesa,

non passeggeremo più

per la tua bella e vasta cinta di salici e pioppi,

non seguiremo più

i corsi degli innumerevoli e limpidi ruscelli

che bagnano le tue praterie,

ne non lasceremo più

sotto la tua guardia i nostri cari morti!

O Bosco

La patria stessa non ci farà dimenticare

la tua ospitalità,

la tua bontà,

il bene che da te abbiamo ricevuto,

la gioia e l’unione che ci hai procurato;

e prima di morire il nostro occhio ti cercherà

da lontano tra il cielo e la terra.

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Padre Enrico La Cordaire           ritorno all'indice 

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PASSEGGIANDO PER I PRATI DI BOSCO

RICORDANDO I NOSTRI PADRI

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Boschese che passi da queste parti… ascolta:

osservando questi  prati, fonte di grandi fatiche

che col sudore di molte generazioni assolta

dalle loro  silvestre condizioni antiche,

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chiediti chi questo splendido ambiente ha edificato

che con manuali mezzi e sovrumani stanchezze

di questa meraviglia l’ha voluto e l’ha formato

per ricavarne invano solo precari ricchezze.

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Non è il caso che quest'ambiente ha creato,

ma l'opera faticosa di chi ci ha preceduto

che tant'impegno e sudore ha dato:

i nostri padri che sol lavoro e fatiche han conosciuto.

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Con tanto lavoro han prodotto questa bellezza

di storiche rogge, folti pioppeti ed estesi prati,

che oggi lasciamo tristemente nella trascuratezza

stoltamente, proprio noi, lor  successor ingrati.

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Boschese che passi da queste parti…ricorda:

se quest’ambiente che hai visto ti è piaciuto

amalo e rispettalo,  e fa che nessuno scorda,

quella gente che l’ha fatto e tu non hai conosciuto.

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E cerca di conoscerlo quel mondo contadino

che del lavoro, della fatica e del sudore

ne fecero debito assiduo, tenace e destino

per produrre quel che hai visto, bene e con onore.

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Pio Gallina             ritorno all'indice 

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CASTELLI IN ARIA

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Granelli di speranze

unite da gocce di ricordi

sospesi in aria da apparenti forti sentimenti

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 GLI ANGELI PIANGONO

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Dal ciglio cadono dolci e leggere

gocce di pioggia.

Fresca rugiada lava le corolle

dalla stanchezza dell'ultima sera.

Un triste ma soave profumo

nell'aria aleggia.

Timidi si odono lontani singulti.

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   1° premio Giuseppina Lo Guercio

 1999 - Caselle in Pittari - SA

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Giulia Gallina                   ritorno all'indice

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LA MIA CAMPAGNA

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Caro ciliegio,

che lasci cadere i tuoi petali

come voli di farfalle in primavera.